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Competitività e sostenibilità: perché non possiamo più fare a meno di nessuna delle due

La sostenibilità è oggi indiscutibilmente un fattore competitivo essenziale per le aziende moderne. Adottare pratiche sostenibili non è più solo una questione di differenziazione e neppure è solo la logica risposta alla richiesta da parte dei consumatori di prodotti e servizi che preservino il benessere del Pianeta.

“Non possiamo scegliere tra crescita e sostenibilità” – sostiene Paul Polman, per 10 anni CEO Unilever e oggi uno dei business leader più influenti al mondo e tra i più impegnati a livello internazionale nelle policy di regolazione sulla decarbonizzazione e sull’impatto ambientale, tanto da essere stato coinvolto nell’elaborazione degli Obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell’ONU.

La sostenibilità ambientale è sostenibilità economica

“Chiunque pensi che si possa avere una crescita infinita in un ambiente finito è un pazzo o un economista” – ironizza il business leader nel suo bestseller Net Positive. Su una nota decisamente più seria, è innegabile che oggi non è più possibile pensare a una crescita continua in un contesto che dispone di risorse limitate: in questo senso, la riduzione dell’impatto ambientale e la decarbonizzazione non si configurano più soltanto come obiettivi, ma come imperativi strategici e fattori di competitività sul mercato.

Le aziende che oggi investono per aumentare l’efficienza operativa, per implementare una gestione ottimizzata delle risorse, per raggiungere risultati concreti nella riduzione degli sprechi energetici e di risorse, creano valore diffuso per le comunità e il territorio circostante e, allo stesso tempo, generano saving economici e asset di efficienza ormai indispensabili per continuare a navigare un mercato sempre più complesso e volatile. Insomma, la sostenibilità ambientale è, nel lungo ma anche nel breve termine, una questione di sostenibilità economica per le imprese.

Energy Release 2.0: la grande opportunità per le aziende energivore

Non più trascurabili, la decarbonizzazione e l’efficientamento delle risorse sono tutt’altro che questioni semplici, anzi pongono le aziende di fronte a sfide, specie quelle più “energivore”.

Insieme alla crescente necessità di adeguarsi a questa nuova competitività, infatti, il tema sempre aperto è quello del fabbisogno energetico delle imprese, che continuano a dover soddisfare standard di produttività e di funzionamento elevati e che stanno affrontando, specialmente a partire dall’ultimo biennio caratterizzato da complessità e conflitti geopolitici, importanti rincari dei costi per l’approvvigionamento energetico.

Ad andare incontro alle esigenze delle aziende energivore è oggi il Decreto Energy Release 2.0, firmato lo scorso luglio dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che ha l’obiettivo di contrastare l’aumento dei costi energetici e facilitare l’utilizzo di fonti rinnovabili, e che costituisce un’opportunità per tutti i settori industriali italiani a forte consumo di energia elettrica, come cartiere e acciaierie, industrie meccaniche e alimentari, di guadagnare nuovo slancio.

Come funziona l’Energy Release 2.0

Al centro del provvedimento vi è la possibilità per i soggetti iscritti all’elenco delle imprese a forte consumo di energia elettrica di richiedere al Gestore dei Servizi Energetici un anticipo di energia a prezzo calmierato per 3 anni e di restituire l’energia anticipata entro 20 anni, a fronte dell’impegno a realizzare nuovi impianti rinnovabili, come il fotovoltaico, o potenziare impianti già esistenti.
Il decreto prevede inoltre la possibilità per le imprese energivore di affidarsi a soggetti terzi per la realizzazione della capacità rinnovabile e la restituzione dell’energia, potendo così ottenere l’agevolazione senza dover sostenere futuri oneri verso il Gestore dei Servizi Energetici.

Il decreto Energy Release 2.0, le cui regole operative con le condizioni e i requisiti per partecipare al bando sono state approvate, si configura come una preziosa opportunità per le aziende energivore che, oltre a usufruire di costi ridotti per la spesa energetica, vedranno facilitato, nei propri stabilimenti, lo sviluppo di impianti e asset che le renderanno più competitive dal punto di vista tecnologico ed energetico, contribuendo sia alla modernizzazione dell’azienda, sia alla transizione energetica del sistema Paese.

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